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giovedì 6 agosto 2015

Aperitivo, chiacchere e bilanci. L'arrivederci di Macca.

In questo momento mi sento un po' come un "non più giovane", uno di quelli che si siedono sulla panchina alla sera con gli amici e iniziano a pensare: "Quando eravamo giovani noi, l'Italia era migliore...noi sì che eravamo bravi...ti ricordi di quella volta che, animati da tantissime energie, abbiamo iniziato a muovere i primi passi?".

Eravamo in 4, 4 amici al bar, anzi..alla Sala Mimosa, e decidemmo di provare a cambiare il mondo, di parlare con i nostri amici di politica. Ma eravamo un po' abbandonati a noi stessi.
Tempo due anni e riuscimmo a fondare i "Giovani Democratici della Valsamoggia" così da cambiare la prospettiva e ragionare in grande, perché noi giovani facciamo sogni grandi e guardiamo orizzonti lontani.
Mai ci fu scelta migliore di questa. Inglobammo nuove forze che diedero nuova linfa, ci aiutarono a dare voce alle idee e a realizzare tanti progetti. In quel momento mi si chiese di guidare quei ragazzi e ne fui veramente orgoglioso.
Eravamo forti e carichi: la 1° festa GD, la Campagna sulla violenza sulle donne, i Valsamoggia Lab, "Non solo insulti", la 2° festa GD, la Campagna pro fusione (il robot che diceva: "Fusione!" mi fa ancora ridere), la Campagna sul potere del voto, la 3° festa GD, la campagna "Votagiovane", il #gdtour, le belle discussioni affrontate alle Feste dell'Unità (Monteveglio, Calcara, Cà Bortolani) sono alcuni esempi di tutto quello che abbiamo realizzato noi, Giovani Democratici della Valsamoggia, in questi anni.

lunedì 4 novembre 2013

Si riparte!

Carissimi, sappiamo benissimo di non essere stati molto presenti su queste pagine negli ultimi mesi, ma le fatiche  egli impegni sono stati molteplici.
Me eccoci qua pronti per ripartire!
Innanzitutto raccontiamo un attimo cosa è successo in questi mesi.
Ci eravamo lasciati il 4 agosto, giorno della nostra bellissima iniziativa di politica d'asporto alla Festa dell'unità di Monteveglio.
Un evento che ci ha dato moltissime soddisfazioni, abbiamo finalmente cambiato la prospettiva delle politica, invece che aspettare i cittadini, siamo andati noi da loro ponendo quesiti e sopratutto raccogliendo moltissimi feedback. Pieni di questi pensieri abbiamo aperto una discussione con i presenti ascoltando anche il parere del Segretario dei GD Provinciale Alberto Aitini.

Da agosto a settembre abbiamo collaborato fisicamente alle feste dell'unità e in particolar modo alla Festa dell'Unità Provinciale dove ci siamo resi disponibili a sostenere l'osteria dei Castelli, ma soprattutto il Bar GD!!
Noi abbiamo lavorato da volontari perchè crediamo che la la politica non è sia solo pensiero e parole, ma soprattutto azioni!

Ottobre...Ottobre è il mese in cui finalmente si è arrivati ad ottenere la CONSULTA DEI GIOVANI della Valsamoggia! Noi ci siamo resi promotori di questa proposta, ma non per imporre una nostra visione o per prenderci dei plausi, l'abbiamo fatto perché riteniamo che questo strumento serva veramente nel nostro comune affinché i giovani vengano interessati a quello che succede nei nostri territori e possano far sentire la loro voce alle amministrazioni future di qualunque colore e schieramento. Ora i giovani hanno un posto apartitico dove andare a discutere, fare proposte ed essere finalmente ascoltati.
I ragazzi che hanno risposto alla convocazione sono stati una quindicina, ma si spera che nel tempo molti possano partecipare!
Intanto la consulta dei giovani ha realizzato la proposta di essere inserita a titolo permanente negli organi del nuovo comune, ma non si fermerà lì...al prossimo incontro che si terrà venerdì 9 novembre si lavorerà sul regolamento e lo statuto interno di questa consulta...venite e vedrete...

Ottobre non è stato solo il mese della consulta, ma è stato il mese di preparazione ai congressi di circolo  del Pd locale.
Presto speriamo di riuscire a fare un pezzo che descrivi il momento importante per il partito politico a cui noi guardiamo e di cui alcuni di noi sono parte attiva.

Intanto ringrazio tutti i ragazzi che continuano a lavorare dietro alle quinte per poter proseguire il nostro progetto di spazio politico all'interno della nostra valle...per questo vi ricordo che da domani e per tre settimane inizierà il LABORATORIO POLITICO...venite numerosi!

sabato 3 agosto 2013

Politica da asporto

La politica non tocca, se non marginalmente, la vita delle persone. Molti si svegliano per votare alle elezioni di turno, ma per il resto dell'anno rimangono indifferenti.
Questo deve cambiare, bisogna che le persone siano coinvolte nelle scelte nelle discussioni.
BISOGNA CHE LA POLITICA VADA ALLE PERSONE E NON IL CONTRARIO!!!

In una società perfetta tutti si adopererebbero per la cosa pubblica, ma oggi non è così per colpa della società ma anche per la politica stessa.
Domani noi Giovani Democratici della Valsamoggia proveremo ad iniziare ad invertire questa rotta, andremo noi in giro a chiacchierare con la gente, nulla di formale, nessun argomento prestabilito, solo tanta voglia di ascoltare e rispondere, insomma DIALOGARE!

Domani, domenica 4 agosto 2013, ci troverete in giro dalle 19e30 alla Festa dell'Unità di Monteveglio e a partire dall 21 saremo sul palco per continuare la discussione e riassumere le criticità proposte durante il confronto!

Noi ci siamo e vogliamo ascoltarvi!!



giovedì 25 luglio 2013

Un pensiero a Santiago!

Tutti gli anni molte persone, e sopratutto molti giovani, partono dall'Italia per andare a fare una forte esperienza di vita: il cammino di Santiago.
Un cammino che, in qualunque modo uno lo faccia, rimane sempre impresso nella memoria, tant'è che molti tornano spesso a ripercorrere quei sentieri e quelle strade.
Oggi è San Giacomo, patrono della Galizia, a cui è intitolata la cattedrale in cui si dice siano conservate le sue spoglie, un uomo che, per le sue convinzioni, ha viaggiato fino ai confini della terra conosciuta.
Per questa ragione in Spagna oggi è solitamente un giorno di Festa Grande in cui moltissimi pellegrini accorrono alla cattedrale di Santiago, festa che coinvolge idealmente tutti coloro che hanno percorso quelle strade.
Oggi però non è un giorno il giorno di festa che tutti si aspetterebbero, perchè 77 persone sono morte e più di un centinaio sono state ferite.
Il treno che viaggiava diretto verso la festa è deragliato. 

Noi tutti ci stringiamo attorno a queste famiglie che, sconvolte, stanno piangendo i loro cari. A loro inviamo il nostro pensiero.



venerdì 7 giugno 2013

2° Festa GD Valsamoggia: GRAZIE!!!!

Un sentito grazie: ai gruppi musicali e al dj, tutti di ottima qualità, i quali ci hanno alietato fin dal pomeriggio...un grazie ai volontari della pizzeria, perché nonostante la fatica sia stata molta, hanno messo tutte le loro forze per poter servire la marea di gente arrivata per la cena...un grazie va a tutti i ragazzi del bar, senza di voi il nostro arancione non potrebbe splendere...un grazie a tutti i giocatori di basket, che hanno reso il pomeriggio letteralmente fantastico...siete stati veramente in gamba e lo avete fatto soprattutto per la gloria...un grazie a quelli che si sono cimentati nel birra pong! E infine un grazie a tutti i giovani democratici che hanno lavorato attivamente alla progettazione e organizzazione di questo evento...grazie...al prossimo anno.

Concludo scusandomi ufficialmente con tutti coloro che sono venuti a cenare alla festa, i tempi di attesa sono stati molto più lunghi del previsto e del solito, ma non ci si aspettava una tale affluenza.
Grazie per la pazienza dimostrata.

giovedì 23 maggio 2013

Un saluto speciale a Don Gallo

Un saluto a un Prete
protagonista di mille battaglie.
Grazie per tutto quello che hai fatto, ma sopratutto per tutto quello per cui hai lottato!



Chi è Don Gallo

La repubblica lo annuncia così:

sabato 18 maggio 2013

Il terremoto dell'Emilia

Un anno è passato, alcuni lavori sono partiti, ma non è tutto oro quello che luccica...anzi la situazione è ancora molto critica. Per questo siamo vicini alle popolazioni terremotate dell'Emilia.

Ecco alcuni eventi che nei prossimi giorni ricorderanno l'evento e punteranno il faro sulle problematiche ancora aperte.








sabato 11 maggio 2013

Aut Aut: torna il festival sulle mafie!!

Causa problemi meteorologici l'incontro pubblico verrà svolto al palazzetto dello sport di Bazzano e non ion piazza!

domenica 21 aprile 2013

21 APRILE 1945: Liberazione di Bologna!!


21 aprile 1945, Liberazione di Bologna! 68esimo anniversario.

Le prime unità alleate ad entrare in Bologna nelle prime ore del mattino di sabato 21 aprile 1945 furono il 2° Corpo Polacco dell'8° Armata Britannica, i reparti avanzati delledivisioni USA 91° e 34°, avanguardie dei gruppi di combattimento Legnano, Friuli, Folgore e parte della brigata partigiana Maiella, aggregata anche quella all'8° Armata.


All'arrivo delle truppe alleate i partigiani avevano già preso possesso della Prefettura, della Questura, del Comune, del Pirotecnico, del carcere, delle caserme e controllavano tutti i punti nevralgici della Città. Alla testa di un corteo che raggiungerà Piazza Maggiore, Onorato Malaguti - che poi sarà il primo segretario generale della camera del lavoro - salendo su un tavolino da caffè indirizzò ai partigiani e ai soldati alleati il primo caloroso saluto: "I nazifascisti sono stati cacciati e non ritorneranno mai più. Ma se Bologna è libera non è così per tutta l'Italia. La guerra deve continuare contro i tedeschi e i fascisti fino alla loro completa sconfitta".


Oggi 21 Aprile è bene ricordare tutti coloro che hanno portato alla realizzazione dello Stato italiano, in particolar modo ai Partigiani che sono saliti sulle montagne e hanno portato, a costo di privazioni e morti, una nuova libertà e democrazia nel nostro stato.
Oggi 21 Aprile dobbiamo ringraziare tutti coloro che arrivarono a Bologna e la liberarono.
Ogni tanto mi chiedo ancora: Se i Partigiani non fossero saliti sulle montagne? se si fossero arresi? ora dove saremmo?



venerdì 22 marzo 2013

Consulta dei Giovani: un progetto, una necessità, noi sosteniamo questa scelta!

E' partita una petizione per chiedere alle amministrazioni comunali della Valsamoggia di attivarsi al più presto per istituire una "Consulta dei Giovani" aperta a tutti i residenti di età compresa tra 16 e 30 anni su adesione volontaria. La consulta sarà un organo che persegua l'obiettivo  di avvicinare i giovani alla politica locale e di creare un dialogo tra noi giovani e le amministrazioni.

Noi Giovani Democratici della Valsamoggia sosteniamo e promuoviamo questa petizione e ne siamo i primi firmatari, ma vorremmo che fosse rivolta a tutti i cittadini del futuro comune, in special modo tutti i giovani.

Noi sosteniamo che ci sia una reale neccessità di creare un rapporto tra amministrazioni e giovani e che la consulta dei giovani è il mezzo migliore per sopperire a questa mancanza.

Ecco il documento :


La Consulta, aperta a tutti i giovani di un'età compresa tra 16 e 30 anni residenti in Valsamoggia, indipendente e libera di dotarsi in autonomia di regole democratiche per il proprio funzionamento, avrà gli obiettivi di:

++ promuovere la partecipazione dei giovani alla vita istituzionale della nostra comunità, dando voce ai loro interessi e punti di vista nel discorso pubblico locale;

++ favorire la partecipazione dei giovani alla fase costituente del nuovo comune della Valsamoggia, venendo coinvolta con un ruolo propositivo e consultivo nella redazione del nuovo Statuto ed in generale nei lavori dell'Assemblea Costituente;

++ essere la base di partenza per l'inserimento nello Statuto del nuovo comune di un organismo permanente di rappresentanza dei giovani, nell'ottica dell'allargamento delle modalità di partecipazione diretta dei cittadini alle nuove istituzioni comunali;

++ essere strumento di conoscenza della realtà dei giovani e organismo propositivo e consultivo in merito alle politiche locali, ed in particolare quelle inerenti le tematiche giovanili;

++ promuovere progetti, iniziative e dibattiti, direttamente o a mezzo delle strutture amministrative comunali.

Aiutaci, spargi la voce e firma anche tu! Fallo il prima possibile perchè vorremmo che quest'organo possa partecipare attivamente alla fase costituente del nuovo comune. I giovani devono aver la possibilità di dire la loro, bisogna coinvolgerli. Firmiamo perché si crei questa possibilità.


FIRMA QUA:
http://www.change.org/it/petizioni/alle-amministrazioni-comunali-della-valsamoggia-istituzione-di-una-consulta-dei-giovani-della-valsamoggia-2

lunedì 12 novembre 2012

I giovani si mettono in gioco per il sì alla fusione

I giovani democratici della Valle del Samoggia, sabato mattina, sono scesi in piazza nei banchetti per sostenere il sì alla campagna referendaria sul comune unico.
Perché scendere in piazza? 
Perché noi giovani abbiamo valutato attentamente il progetto, abbiamo espresso la nostra opinione e abbiamo deciso di appoggiare questa campagna mettendoci la faccia.
La fusione dei comuni deve essere un'opportunità, un modo per provare a cambiare lo status quo, situazione che taglia i soldi alle realtà locali influendo sull'erogazione dei servizi ai cittadini. 
Noi Giovani democratici appoggiamo questo cambiamento per assicurare maggiori servizi ai cittadini e per creare un nuovo modo di amministrare il territorio.Quindi sabato scorso siamo andati in piazza a Bazzano, al Dipiù di Crespellano e alla Conad di Castelletto di Serravalle, per dare il nostro messaggio.
Noi ci abbiamo messo la faccia, voi cosa aspettate?

mercoledì 1 agosto 2012

Nel segno del cambiamento, nel segno dell’unità. Per ripartire, INSIEME.

Duemiladodici, anno complesso. E difficile. Soprattutto difficile. La crisi economica ci accompagna, ormai, da più di tre anni e ci ha costretto a ripensare totalmente il nostro modo di vivere quotidiano. In Italia, poi, complice un ingranaggio obsoleto e poco funzionante e tanti, troppi, anni di malgoverno, essa sembra aver aggravato il suo bilancio, è si è resa colpevole di aver rubato il futuro ai giovani e la dignità a tante donne e tanti uomini che hanno perso posti di lavoro o sono stati costretti a chiudere le loro aziende o a licenziare dipendenti, vedendo così sgretolarsi molte delle certezze che, in una vita intera, avevano costruito.

Abbiamo iniziato questo duemiladodici con l’intervento di un governo tecnico da poco insediato, un governo che si è posto come priorità assoluta quella di risistemare i conti del Paese e restituirci quella credibilità internazionale che era stata offuscata dai troppi scandali, e lo ha fatto con una manovra sì rigorosa e necessaria, ma dura anzi durissima che non ha di certo alleggerito il carico di questa crisi sulle spalle delle famiglie, dei lavoratori, dei giovani, degli anziani, dei più deboli.

E poi questo duemiladodici ha voluto infierire ulteriormente sulla nostra Emilia, spezzandola, appena poche settimane fa, con un terremoto che ha causato morti e che ha lasciato senza casa e senza lavoro un numero troppo alto di nostri conterranei. Una ferita dolorosissima, che colpisce un’area altamente industrializzata e che deve essere rimarginata in fretta perché altrimenti gravissima sarà la sua influenza sull’economia nazionale nonché, ovviamente, su quella della nostra regione. E quindi ora bisogna fare ciò che non spaventa di certo noi emiliani e cioè rimboccarci le maniche e pensare a ripartire. E bisogna pensarci subito e pensarci insieme. 

In una situazione grave e drammatica come quella che stiamo vivendo, gli enti più vicini ai cittadini, i Comuni, dovrebbero avere la forza di garantire e rafforzare i servizi a vantaggio delle categorie più deboli e di chi ha perso il lavoro. E invece purtroppo sono stati ridotti all’osso da anni di continui tagli verticali, e riusciranno sempre meno a garantire quella qualità a cui il nostro territorio è abituato. Ma anche in questo caso la nostra Valsamoggia sta provando a reagire, insieme e unita. La proposta del Comune Unico non è la promessa di un miracolo, ma una concreta opportunità di ristrutturare le nostre istituzioni per rendere più efficaci, più solide, più capaci di garantire servizi di qualità senza farsi legare le mani da vincoli come il patto di stabilità o il blocco delle assunzioni di personale.

Alla fine di questo duemiladodici, che speriamo viri al meglio, tutti i cittadini della Valsamoggia saranno chiamati a votare al referendum consultivo che deciderà se Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno potranno o no diventare un solo, grande e forte comune. Il nostro invito è quello di avvicinarsi all’argomento, comprenderne le motivazioni, i pro e i contro, per arrivare al referendum di fine anno consapevoli e informati. Abbiamo nelle nostre mani la possibilità di scrivere una pagina importante della storia del nostro territorio e del nostro Paese. Vale davvero la pena capire quali opportunità ne derivino.

Federica

venerdì 4 maggio 2012

Riflessioni storiche. Riflessioni moderne.

Crisi. Crisi economica, crisi sociale, crisi etica, crisi morale. Ogni giorno, ripetiamo e sentiamo ripetere questa parola divenuta ormai causa e giustificazione di qualsiasi scelta politica, di qualsiasi sacrificio. L’origine della parola crisi è, come spesso accade nella nostra lingua, greca. Deriva dal verbo κρίνω (leggasi krìno) che significa separare, decidere, e, in senso esteso, momento che separa una maniera di essere da un’altra differente. Separare dunque, discostarsi da ciò che si è per diventare qualcosa di diverso. Non necessariamente negativo. Semplicemente diverso. A chi ha fatto studi umanistici hanno sempre insegnato che nelle parole è racchiusa tutta la loro essenza e nella storia è racchiuso tutto il nostro presente. Di crisi il nostro paese nella sua esistenza plurisecolare ne ha conosciute tante e, di contro, ha conosciuto altrettante rinascite. Mi è venuto in mente il Rinascimento, appunto. Un’epoca di fermento culturale, di innovazione, di creatività, di luce dopo i secoli bui del Medioevo. Secoli di grande povertà e di fortissime disuguaglianze sociali, secoli in cui l’odio per il diverso si manifestava con la violenza, secoli di decadenza della morale e della cultura.

Oggi dobbiamo uscire dalla nostra crisi, dal nostro Medioevo. Oggi dobbiamo separare ciò che ci ha condotto fin qui da ciò che vogliamo fare per far rinascere la nostra società. Ma lo stiamo facendo nel modo sbagliato. C’è troppo dualismo, troppa rivalità, c’è l’assoluta prevalenza di termini negativi e distruttivi, c’è diffidenza, troppa diffidenza. Ci sono distanze che talvolta paiono incolmabili. E invece ci sarebbe bisogno di rispetto reciproco, unità, solidarietà. I toni delle discussioni sono sempre alti e ci si giustifica dicendo che la gente è esasperata. Vige troppo spesso la regola del “ciò che faccio io è giusto mentre ciò che fai tu è sbagliato” e invece magari la verità sta nel mezzo e, ascoltandosi, ce ne si accorgerebbe. Usciamo dal torpore e dalla rassegnazione, mettiamo da parte l’abitudine e la disinformazione. Non aspettiamo il miracolo e non aspettiamoci che qualcuno giunga come un deus ex machina a risolvere tutti i problemi economici. Ricominciamo da qui, dal nostro territorio. Ricostruiamo il tessuto sociale, partecipiamo alla vita del nostro Comune, facciamoci promotori di un rinnovamento che ricompatti le nostre comunità, come ad esempio attraverso il processo di unificazione dei comuni della Valsamoggia che abbiamo avviato, e, forse, potremo ricominciare a sperare. Non nascondiamoci dietro al timore che tutto ciò che ci viene proposto abbia secondi fini, che tutto è sempre e comunque un inganno. Facciamo politica, intesa come tutela della cosa pubblica, ovvero di ciò che è nostro. Facciamoci promotori di un nuovo Rinascimento. O quantomeno proviamoci.

Federica


domenica 26 febbraio 2012

Seconda tesi congressuale da noi proposta

Il futuro passa da noi…non dall’indifferenza

“La società sta cambiando”, “c’è la crisi”, “non ho tempo”, “tanto se non lo faccio io,  se ne occuperà qualcun altro”, “io pretendo..”
Tutte  frasi tristemente sentite e risentite dalla televisione, nei dibattiti politici, tra la gente comune in strada e nei mercati e sempre maggiormente tra noi giovani.  Come mai ci siamo abituati a queste frasi così piene  di rassegnazione e di insoddisfazione? Sono indice chiaro del nostro stato  d'animo, ma di per sé non ci forniscono una reale via di uscita a questo malessere.
Generalizzando, con le dovute cautele ovviamente, possiamo dire che la nostra generazione è stata abituata ad avere sempre tutto, e spesso col principio della “massima resa per la minima spesa”, dove non aveva importanza se il risultato veniva conseguito attraverso lo sfruttamento degli altri, o semplicemente di situazioni che potevano svantaggiare gli altri.
Ora però ci stiamo rendendo conto che è un sistema che non può più proseguire, la crisi ha evidenziato che non è più possibile disinteressarsi di tutto il resto per il proprio tornaconto.
Bologna stessa è un caso macroscopico di ciò che sta vivendo una città, ma che è la trasposizione in grande di ciò che ognuno dei suoi abitanti sta attraversando.
La città, e insieme tutta la provincia, fino a qualche tempo fa, ha rappresentato il fulcro della cultura, del rinnovamento, dalla politica. Negli ambiti più diversi sono nati discussioni, pareri, ma soprattutto idee costruttive e innovative, che spesso si sono tradotti in progetti davvero d'avanguardia.
Ora la città è meno fremente, è come se si fosse seduta per riposare. Le idee si sono fermate, probabilmente perché la situazione generale di crisi non colpisce solo l'economia mondiale, nazionale e della città, ma colpisce anche le aspettative dei suoi cittadini, affievolendone gli stimoli e contrastando lo spirito d'innovazione.
E se provassimo a risvegliarla noi giovani?!
Si sa che i giovani sono sempre un vulcano di idee e di proposte, di entusiastiche adesioni a progetti, sono quella fucina di novità e di stimoli che possono concorrere alla costruzione di un sistema nuovo che possa risollevare il paese e la nostra società.
Sta a noi giovani, a tutti i giovani, riappropriarsi della piazza come luogo di incontro (e non solo di scontro e lotta politica), riavvicinarsi ai circoli di partito, insegnare la necessità di un dialogare nuovo.
Ci piace pensare che ora qualcosa possa davvero cambiare, che occorra solo ritrovare l’interesse e la voglia di lavorare per il bene comune sfruttando le potenzialità che sono insite nella nostra cultura e nella nostra gioventù.
Abbiamo bisogno di sentici importanti e parte integrante del futuro del nostro paese; ci aspettiamo che un nuovo sistema punti su di noi, per prima cosa formandoci adeguatamente come persone responsabili  per tornare a creare un senso di bene pubblico che si è perso nel tempo.
Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo andare incontro ai giovani partendo dai loro luoghi d'aggregazione, come la scuola. Dobbiamo essere uniti e insieme farci portavoce di un programma che mini alla base  questi ragionamenti di bieco tornaconto che inseguono soltanto la ricchezza  personale. Il nostro obiettivo è la ricchezza  della comunità, nel suo significato più vasto.
Alcune delle nostre proposte più specifiche riguardano il sostegno per la formazione di servizi sociali alternativi alla pena carceraria; il  confronto diretto tra Istituzioni erogatrici di servizi pubblici  e quegli  utenti che ne usufruiscono (considerando che la maggior parte sono studenti);  approfondimenti sulla nostra Costituzione e sulla sua formulazione, riflettendo sul fatto che è riconosciuta come la più bella del mondo e che in unico documento, racchiude idee e punti di vista assolutamente diversi.
Come giovani, siamo ben coscienti che uno dei mali più gravi che ci affligge è la disaffezione per la politica, in quanto molti non si sentono rappresentati e vivono con frustrazione l'impegno politico, vedendolo come un'inutile perdita di tempo e di energie rispetto ai risultati e ai benefici realmente  perseguibili. Anche noi che ci siamo politicamente schierati viviamo con disincanto l'impegno politico, sappiamo che non otterremo sempre tutto quello che vorremmo. Ma non smettiamo di lottare per ciò in cui crediamo, perché lo facciamo per noi stessi, per il nostro futuro e per quei giovani che verranno domani.
In noi c'è anche la speranza che le nostre idee, le idee dei giovani, prima o poi ricevano la giusta attenzione, perché le buone idee possono venire da tutti e vanno sempre prese in considerazione.
In una società che ascolta i giovani sarà più facile avvicinare i nostri coetanei visto che ora possiamo contare solo sul nostro entusiasmo e sul nostro carisma per toccare qualcuno di quei giovani che si sono abbandonati a un atteggiamento qualunquista verso la società in cui vivono.
Solo così possiamo potremo attuare un cambio generazionale nella politica, ma anche in altri settori, come quelli commerciali e industriali.

sabato 25 febbraio 2012

Prima tesi da noi proposta al congresso nazionale

Riduzione del numero dei Comuni: il riordino istituzionale parte da qui.

0. Introduzione

L’elemento di continuità di questi 150 anni d’Italia unita è il LOCALISMO. I Comuni infatti, sin dall’origine del nostro Paese, rappresentano la forma di politica più vicina al cittadino e più capace di interpretare le sue necessità e di soddisfarle. Le comunità sono nate intorno alle Chiese e ai Municipi e sono cresciute sotto le spinte innovative di Sindaci che hanno saputo valorizzare il loro territorio.
In un’ottica di riordino istituzionale, mentre si continua a discutere dell’abolizione delle Province, di riassetto della macchina istituzionale, di tagli ai costi della politica e di ottimizzazione delle risorse, è importante, a nostro avviso, rafforzare il ruolo dei Comuni (che si è molto svuotato negli ultimi decenni) per renderli nuovamente protagonisti del territorio e in grado di riappropriarsi della loro autonomia di governo.

1. Una fotografia dell’Italia, il Paese degli 8000 campanili

Molti Stati Europei hanno attuato, nel corso del secolo scorso, forti politiche di riorganizzazione e razionalizzazione degli enti locali. La Gran Bretagna, ad esempio, è passata, all’inizio degli anni Settanta, da 2.353 distretti a 596. In Danimarca nel 1967 i Comuni sono stati ridotti da 1.378 a 277. In Belgio, dalle 2.353 unità di partenza, se ne contano ora 596. La Germania (allora Germania dell’Ovest) balzò da 14.338 a 8.414. Nel 1971, anche la Francia ridusse di un migliaio di unità i suoi 37.708 Comuni, ma scelse poi di proseguire attuando forti (ed efficaci) politiche di intercomunalità.
 L’Italia, fino ad oggi, non si è mai mossa in tal senso. Tutt’altro. Tra il 1931 e il 2007, il numero dei Comuni passò da 7.311 a 8.101 con un incremento di 790 unità. Particolarmente elevato fu l’aumento che si registrò tra il censimento del 1931 e quello del 1951 (più 499
Comuni). Più ridotto, 246 Comuni, è quello che si verifica nel ventennio successivo pur con punte come quella del 1956 anno nel quale si provvede alla costituzione di ben 31 nuovi Comuni. A partire dal 1972, il ritmo di crescita rallentò notevolmente, con parziali inversioni di tendenza. Dall’inizio del 2011 al 9 ottobre, data di riferimento dell’ultimo censimento, il numero dei Comuni è passato da 8.086 a 8.092. La stragrande maggioranza di essi ha piccole o piccolissime dimensioni: più del 70% conta meno di 5.000 abitanti e ben 1946 Comuni non superano i 1000.

2. Tagli dei trasferimenti, despecializzazione e blocco del turn-over del personale, patto di stabilità: le mani legate di chi amministra i piccoli Comuni.

Le ultime manovre finanziarie hanno penalizzato fortemente i Comuni, soprattutto quelli più piccoli. Tra tagli dei trasferimenti diretti e indiretti (Province e Regioni), blocco del turn-over del personale dipendente (1 nuova assunzione ogni 5 pensionamenti) e vincoli di attivo in bilancio dettati dal patto di stabilità, il potere di azione degli amministratori si riduce costantemente. E’ sempre più difficile mantenere inalterata la qualità di servizi senza aumentare la pressione fiscale, è quasi impossibile finanziare opere pubbliche che vadano oltre la manutenzione ordinaria. Il personale, sempre più ridotto, fa fatica ad andare oltre le mansioni ordinarie e non riesce a specializzarsi.

3. Le Unioni dei comuni: da passaggio propedeutico all’accorpamento a nuovo livello istituzionale

Un tentativo di rafforzare il potere dei Comuni mediante la concertazione dei servizi e la collaborazione è stato fatto a partire dagli anni ’90 con la nascita delle Unioni dei Comuni. Una legge del 1990 [142/90] stabilì infatti, stanziando contributi straordinari, che “in previsione di una loro fusione, due o più Comuni contermini, appartenenti alla stessa Provincia, ciascuno con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, possono costituire un’unione per l’esercizio di una pluralità di funzioni o di servizi”. Precisava inoltre il legislatore che entro dieci anni dalla costituzione dell’unione si doveva procedere alla fusione; in caso contrario l’unione veniva sciolta. Tuttavia a questa norma, ne subentrò una successiva (D.L. 18/200) che soppresse l’obbligo della fusione con la conseguente nascita di un quarto livello istituzionale, l’Unione di Comuni appunto.
La Valle del Samoggia è stata una delle prime Unioni dei Comuni nate in Italia e, da circa 10 anni, sperimenta i vantaggi di una gestione associata dei servizi. La nostra Unione ha ormai raggiunto il massimo della sua estensione possibile e le amministrazioni stanno ora tendendo a un processo di autoriforma fortemente rivoluzionario e coraggioso (il primo in Italia per dimensioni), ovvero la fusione di 5 comuni in uno unico che conterebbe 30.000 abitanti.

4. Le nostre conclusioni, il nostro contributo

Il processo di fusione dei piccoli comuni, se diffuso capillarmente su tutto il territorio nazionale può rappresentare una grande svolta nella gestione di TUTTE le istituzioni. Solo il trasferimento di tanti servizi a chi li eroga direttamente (i comuni) mediante il rafforzamento degli stessi può permettere di smontare pezzo per pezzo tutti i macro-organismi che rappresentano i veri costi della politica e della macchina istituzionale. Solo snellendo l’amministrazione pubblica e portandola sempre più vicina a quelli che sono i veri fruitori possiamo cambiare il volto del nostro paese.

Fonti e spunti bibliografici
Antonio Cortese, La riduzione del Numero dei Comuni: un tema che meriterebbe maggior attenzione [Working Paper n. 104/2009 università degli Studi Roma Tre, collana del Dipartimento di Economia]
Marcello Fedele,  Né uniti né divisi: Le due anime del federalismo all’italiana [Saggini, 2010]
Wikipedia, Unioni dei Comuni [http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_di_comuni]
SPISA, Studio di fattibilità per la fusione dei comuni Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno [2011]