Il futuro passa
da noi…non dall’indifferenza
“La società sta cambiando”, “c’è la crisi”, “non ho
tempo”, “tanto se non lo faccio io, se
ne occuperà qualcun altro”, “io pretendo..”
Tutte frasi
tristemente sentite e risentite dalla televisione, nei dibattiti politici, tra
la gente comune in strada e nei mercati e sempre maggiormente tra noi
giovani. Come mai ci siamo abituati a
queste frasi così piene di rassegnazione
e di insoddisfazione? Sono indice chiaro del nostro stato d'animo, ma di per sé non ci forniscono una
reale via di uscita a questo malessere.
Generalizzando, con le dovute cautele ovviamente,
possiamo dire che la nostra generazione è stata abituata ad avere sempre tutto,
e spesso col principio della “massima resa per la minima spesa”, dove non aveva
importanza se il risultato veniva conseguito attraverso lo sfruttamento degli
altri, o semplicemente di situazioni che potevano svantaggiare gli altri.
Ora però ci stiamo rendendo conto che è un sistema che
non può più proseguire, la crisi ha evidenziato che non è più possibile
disinteressarsi di tutto il resto per il proprio tornaconto.
Bologna stessa è un caso macroscopico di ciò che sta
vivendo una città, ma che è la trasposizione in grande di ciò che ognuno dei
suoi abitanti sta attraversando.
La città, e insieme tutta la provincia, fino a qualche
tempo fa, ha rappresentato il fulcro della cultura, del rinnovamento, dalla
politica. Negli ambiti più diversi sono nati discussioni, pareri, ma
soprattutto idee costruttive e innovative, che spesso si sono tradotti in
progetti davvero d'avanguardia.
Ora la città è meno fremente, è come se si fosse
seduta per riposare. Le idee si sono fermate, probabilmente perché la
situazione generale di crisi non colpisce solo l'economia mondiale, nazionale e
della città, ma colpisce anche le aspettative dei suoi cittadini,
affievolendone gli stimoli e contrastando lo spirito d'innovazione.
E se provassimo a risvegliarla noi giovani?!
Si sa che i giovani sono sempre un vulcano di idee e
di proposte, di entusiastiche adesioni a progetti, sono quella fucina di novità
e di stimoli che possono concorrere alla costruzione di un sistema nuovo che
possa risollevare il paese e la nostra società.
Sta a noi giovani, a tutti i giovani, riappropriarsi
della piazza come luogo di incontro (e non solo di scontro e lotta politica),
riavvicinarsi ai circoli di partito, insegnare la necessità di un dialogare
nuovo.
Ci piace pensare che ora qualcosa possa davvero
cambiare, che occorra solo ritrovare l’interesse e la voglia di lavorare per il
bene comune sfruttando le potenzialità che sono insite nella nostra cultura e
nella nostra gioventù.
Abbiamo bisogno di sentici importanti e parte
integrante del futuro del nostro paese; ci aspettiamo che un nuovo sistema
punti su di noi, per prima cosa formandoci adeguatamente come persone
responsabili per tornare a creare un
senso di bene pubblico che si è perso nel tempo.
Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo andare
incontro ai giovani partendo dai loro luoghi d'aggregazione, come la scuola.
Dobbiamo essere uniti e insieme farci portavoce di un programma che mini alla
base questi ragionamenti di bieco
tornaconto che inseguono soltanto la ricchezza
personale. Il nostro obiettivo è la ricchezza della comunità, nel suo significato più vasto.
Alcune delle nostre proposte più specifiche riguardano
il sostegno per la formazione di servizi sociali alternativi alla pena
carceraria; il confronto diretto tra
Istituzioni erogatrici di servizi pubblici
e quegli utenti che ne
usufruiscono (considerando che la maggior parte sono studenti); approfondimenti sulla nostra Costituzione e
sulla sua formulazione, riflettendo sul fatto che è riconosciuta come la più
bella del mondo e che in unico documento, racchiude idee e punti di vista
assolutamente diversi.
Come giovani, siamo ben coscienti che uno dei mali più
gravi che ci affligge è la disaffezione per la politica, in quanto molti non si
sentono rappresentati e vivono con frustrazione l'impegno politico, vedendolo
come un'inutile perdita di tempo e di energie rispetto ai risultati e ai
benefici realmente perseguibili. Anche
noi che ci siamo politicamente schierati viviamo con disincanto l'impegno
politico, sappiamo che non otterremo sempre tutto quello che vorremmo. Ma non
smettiamo di lottare per ciò in cui crediamo, perché lo facciamo per noi
stessi, per il nostro futuro e per quei giovani che verranno domani.
In noi c'è anche la speranza che le nostre idee, le
idee dei giovani, prima o poi ricevano la giusta attenzione, perché le buone
idee possono venire da tutti e vanno sempre prese in considerazione.
In una società che ascolta i giovani sarà più facile
avvicinare i nostri coetanei visto che ora possiamo contare solo sul nostro
entusiasmo e sul nostro carisma per toccare qualcuno di quei giovani che si
sono abbandonati a un atteggiamento qualunquista verso la società in cui
vivono.
Solo così possiamo potremo attuare un cambio
generazionale nella politica, ma anche in altri settori, come quelli
commerciali e industriali.
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