domenica 26 febbraio 2012

Seconda tesi congressuale da noi proposta

Il futuro passa da noi…non dall’indifferenza

“La società sta cambiando”, “c’è la crisi”, “non ho tempo”, “tanto se non lo faccio io,  se ne occuperà qualcun altro”, “io pretendo..”
Tutte  frasi tristemente sentite e risentite dalla televisione, nei dibattiti politici, tra la gente comune in strada e nei mercati e sempre maggiormente tra noi giovani.  Come mai ci siamo abituati a queste frasi così piene  di rassegnazione e di insoddisfazione? Sono indice chiaro del nostro stato  d'animo, ma di per sé non ci forniscono una reale via di uscita a questo malessere.
Generalizzando, con le dovute cautele ovviamente, possiamo dire che la nostra generazione è stata abituata ad avere sempre tutto, e spesso col principio della “massima resa per la minima spesa”, dove non aveva importanza se il risultato veniva conseguito attraverso lo sfruttamento degli altri, o semplicemente di situazioni che potevano svantaggiare gli altri.
Ora però ci stiamo rendendo conto che è un sistema che non può più proseguire, la crisi ha evidenziato che non è più possibile disinteressarsi di tutto il resto per il proprio tornaconto.
Bologna stessa è un caso macroscopico di ciò che sta vivendo una città, ma che è la trasposizione in grande di ciò che ognuno dei suoi abitanti sta attraversando.
La città, e insieme tutta la provincia, fino a qualche tempo fa, ha rappresentato il fulcro della cultura, del rinnovamento, dalla politica. Negli ambiti più diversi sono nati discussioni, pareri, ma soprattutto idee costruttive e innovative, che spesso si sono tradotti in progetti davvero d'avanguardia.
Ora la città è meno fremente, è come se si fosse seduta per riposare. Le idee si sono fermate, probabilmente perché la situazione generale di crisi non colpisce solo l'economia mondiale, nazionale e della città, ma colpisce anche le aspettative dei suoi cittadini, affievolendone gli stimoli e contrastando lo spirito d'innovazione.
E se provassimo a risvegliarla noi giovani?!
Si sa che i giovani sono sempre un vulcano di idee e di proposte, di entusiastiche adesioni a progetti, sono quella fucina di novità e di stimoli che possono concorrere alla costruzione di un sistema nuovo che possa risollevare il paese e la nostra società.
Sta a noi giovani, a tutti i giovani, riappropriarsi della piazza come luogo di incontro (e non solo di scontro e lotta politica), riavvicinarsi ai circoli di partito, insegnare la necessità di un dialogare nuovo.
Ci piace pensare che ora qualcosa possa davvero cambiare, che occorra solo ritrovare l’interesse e la voglia di lavorare per il bene comune sfruttando le potenzialità che sono insite nella nostra cultura e nella nostra gioventù.
Abbiamo bisogno di sentici importanti e parte integrante del futuro del nostro paese; ci aspettiamo che un nuovo sistema punti su di noi, per prima cosa formandoci adeguatamente come persone responsabili  per tornare a creare un senso di bene pubblico che si è perso nel tempo.
Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo andare incontro ai giovani partendo dai loro luoghi d'aggregazione, come la scuola. Dobbiamo essere uniti e insieme farci portavoce di un programma che mini alla base  questi ragionamenti di bieco tornaconto che inseguono soltanto la ricchezza  personale. Il nostro obiettivo è la ricchezza  della comunità, nel suo significato più vasto.
Alcune delle nostre proposte più specifiche riguardano il sostegno per la formazione di servizi sociali alternativi alla pena carceraria; il  confronto diretto tra Istituzioni erogatrici di servizi pubblici  e quegli  utenti che ne usufruiscono (considerando che la maggior parte sono studenti);  approfondimenti sulla nostra Costituzione e sulla sua formulazione, riflettendo sul fatto che è riconosciuta come la più bella del mondo e che in unico documento, racchiude idee e punti di vista assolutamente diversi.
Come giovani, siamo ben coscienti che uno dei mali più gravi che ci affligge è la disaffezione per la politica, in quanto molti non si sentono rappresentati e vivono con frustrazione l'impegno politico, vedendolo come un'inutile perdita di tempo e di energie rispetto ai risultati e ai benefici realmente  perseguibili. Anche noi che ci siamo politicamente schierati viviamo con disincanto l'impegno politico, sappiamo che non otterremo sempre tutto quello che vorremmo. Ma non smettiamo di lottare per ciò in cui crediamo, perché lo facciamo per noi stessi, per il nostro futuro e per quei giovani che verranno domani.
In noi c'è anche la speranza che le nostre idee, le idee dei giovani, prima o poi ricevano la giusta attenzione, perché le buone idee possono venire da tutti e vanno sempre prese in considerazione.
In una società che ascolta i giovani sarà più facile avvicinare i nostri coetanei visto che ora possiamo contare solo sul nostro entusiasmo e sul nostro carisma per toccare qualcuno di quei giovani che si sono abbandonati a un atteggiamento qualunquista verso la società in cui vivono.
Solo così possiamo potremo attuare un cambio generazionale nella politica, ma anche in altri settori, come quelli commerciali e industriali.

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